FRIDA K, nuova produzione Red Carpet Teatro, fa il tutto esaurito a Teatro Libero

La Compagnia Giorni Dispari è in scena in questi giorni con lo spettacolo Frida K, produzione Red Carpet Teatro 2016/2017, a Teatro Libero di Milano. Lo spettacolo è il primo portato sul palco da una delle compagnie residenti coinvolte nel progetto TLLT, e ha registrato sold out per tutte le sette repliche programmate ancora prima del debutto di lunedì 24 ottobre. Visto il numero di richieste sono state aggiunte due repliche straordinarie per sabato pomeriggio e domenica sera (http://www.teatrolibero.it/biglietteria).

Un lavoro importante, che prende il via dalla lettura dei diari, delle lettere, e degli scritti privati della pittrice messicana, per poi svilupparsi in un impianto drammaturgico originale ideato da serena Nardi, che cura anche la regia ed è in scena accanto a Sarah Collu ( Frida K), nel ruolo della Morte. Lo spettacolo unisce diversi linguaggi artistici, si avvale di musiche originali  del giovane compositore Alessandro Cerea e di video di Vittorio Bizzi, girati integralmente in Messico, e in gran parte nella casa museo Frida Kahlo , o Casa Azul.

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto a Milano lo spettacolo sarà replicato al Teatro Nuovo di Varese giovedì 3 novembre alle ore 21.00.

Una lettura diversa del personaggio iconico di Frida Kahlo, non un’analisi delle sue opere pittoriche, nè una narrazione dei fatti biografici che hanno segnato la sua esistenza, quanto piuttosto un viaggio attraverso il suo complesso mondo esteriore e interiore, all’ombra e nel pieno sapore della personalità forte, appassionata, spesso sopra le righe di questa Donna così segnata dalle due tragedie della sua vita -il gravissimo incidente e l’amore per Diego Rivera- che non ha comunque mai smesso di lottare, e di amare questa stessa vita che l’ha sfidata continuamente mettendola a dura prova ogni giorno.

FRIDA K

testo di Serena Nardi tratto dagli scritti di Frida Kahlo

regia di Serena Nardi

con Sarah Collu e Serena Nardi

video di Vittorio Bizzi

musiche originali di Alessandro Cerea

Frida e la Morte. Il testo e la messinscena partono da qui. Come titola  Artaud :  “Il teatro e il suo doppio”. Perché c’è un doppio continuo e inesorabile nella vita di Frida Khalo.

Frida e Frida – Frida e il Dolore – Frida e Diego – Frida e il Figlio mai nato-Frida e il Bianco-Frida e il Silenzio- Frida e la Morte.

Ma il rapporto con quest’ultima è stato e rimane tutt’ora, nel ricordo di ciò che lei è stata come donna e per ciò che ha rappresentato come artista,  il più costante, il più doloroso, il più vero.

La morte l’ha accompagnata da quel famoso incidente di lei diciottenne fino all’ultimo respiro prima di partire, poco dopo aver scritto nel suo diario intimo “Aspetto con gioia la partenza. E spero di non tornare mai più”.

Desiderio non assecondato del tutto, perché  se ne è andata la donna, vittima di inenarrabili dolori fisici e psicologici, mentre l’artista è rimasta, e rimane saldamente ancorata alla nostra vita.

Aggrappata a noi. Per raccontarci il suo mondo di solitudine, immobilità, energia, colori esplosivi e desiderio di bianco, di ironia e sarcasmo, di lacrime tanto irrefrenabili quanto il suo riso beffardo.

“Ti rido in faccia, morte. E respiro. Respiro la vita che sono”

Lo spettacolo è un viaggio, solo un viaggio. Senza meta.

Compagne di viaggio lei Frida, e la sua Morte. Insieme da quel dannato giorno dell’incidente, dove lei con uno sforzo sovrumano non ha ceduto l’ultimo respiro, l’ha tenuto per se’. E da morta che era ha ricominciato a vivere.

Insieme per ogni figlio abortito da quel ventre così martoriato da essere ormai  incapace di generare una nuova vita.

Insieme in ogni tentativo di suicidio andato a vuoto perché la vita era così forte da non volere lasciala andare, era così coraggiosa da sfidare la sua volontà titanica di scomparire per sempre.

Insieme ogni volta che ha desiderato morire per i continui tradimenti di Diego Rivera, l’uomo della sua vita e ancor più dei suoi sogni, sempre da lui infranti.

E soprattutto distesa nel letto vicino a lei nelle interminabili ore di immobilità forzata dovuta alle infinite operazioni chirurgiche subite per tentare di risanare il suo corpo disfato.

Dentro di lei quando la cancrena stava per invadere il suo corpo e si è mangiata quella gamba che poi le verrà amputata.

Frida e la Morte si sono abbracciate strette e mai più lasciate per l’ultima definitiva volta in un caldo giorno di luglio.

La biografia racconta che per l’estremo tentativo  di strapparla alla Vita, la Morte abbia escogitato l’espediente della polmonite.

Ma qualcuno dice, da sempre, che la Morte abbia avuto la meglio sul suo cuore, sulla sua volontà e che alla fine abbia fatto in modo di essere volutamente scelta da lei, in un momento di sofferenza fisica e psichica divenuto insopportabile.

Lo spettacolo racconta tutto questo. Attraverso il quasi esclusivo utilizzo delle pagine di diario, delle lettere e delle poesie di Frida.

Quando parla lei, questa volta non con i colori nè con le forme, si apre uno squarcio nel cuore di chi ascolta. Le sue parole ci strappano il cuore dal petto e lo espongono come un trofeo.

Esattamente come aveva fatto tante volte con il suo.

 

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