Don Giovanni di Saramago: il dissoluto assolto per la regia di Serena Nardi debutta a Teatro Libero

DON GIOVANNI ovvero IL DISSOLUTO ASSOLTO

15/21 MAGGIO, TEATRO LIBERO – MILANO

Lunedì – sabato ore 21.00
Domenica ore 16.00

regia di Serena Nardi

con Monica Faggiani, Sarah Collu, Andrea Tibaldi, Serena Nardi, Silvia de Lorenzi

scene e costumi Officine Red Carpet
luci Stefano Capra
musiche di W. A. Mozart

Produzione Giorni Dispari Teatro

PRIMA NAZIONALE

Giovanni ha scelto di ritirarsi dal mondo in un piccolo teatro abbandonato e vive in una volontaria reclusione e incuria che lo hanno portato a uno stato di malessere fisico e psicologico irrecuperabile. In questa esistenza di solitudine e oscurità, sopravvive in lui un’unica certezza: essere lui Don Giovanni.La vicenda del grande amatore si ripete incessantemente nella sua testa, come le note di Mozart che lo consolano e lo tormentano, sempre uguali a se stesse. Un gruppo di amici cerca di accompagnare (e alleviare) questa sua tormentata convinzione prestandosi a recitare i personaggi dell’opera mozartiana, in un gioco teatrale che permette tutto: scambi di ruoli, confusione di corpi e di generi, alterazione continua della verità.

I livelli di consapevolezza e la girandola di vicende umane e teatrali si incrociano, si stratificano, e si confondono continuamente fino a quando il meccanismo del gioco si rompe improvvisamente. Perché la vita gioca con noi, ma noi non possiamo giocare con lei. Perché in fondo chi sia Giovanni e chi Don Giovanni nessuno lo sa. Ecco perchè potremmo provare a pensarlo, semplicemente, un uomo. Una vittima di se stesso, o di chi gli ruota attorno, di chi si aspetta sempre qualcosa da lui. Saramago, nella sua versione del 2005, ha dato a Don Giovanni – inaugurando un punto di vista nuovo rispetto a tutte le versioni precedenti – un corpo,  un cuore, una dignità umana. Allora proviamo, guidati da lui, a ripensarlo cosi’.

A credere che dietro un falso mito, decadente e dacaduto, non resti altro che un uomo desideroso di amare e di essere amato. Così, questo Don Giovanni diventa metafora dell’uomo ai tempi di internet: un po’ nerd, un po’ hikikomori, ormai incapace di empatizzare ed entrare in relazione reale coi suoi simili, sembra non poter far altro che esporsi ininterrottamente in un delirio di protagonismo social, che ne legittimi l’esistenza. Sullo sfondo la denuncia di una crisi pandemica e collettiva, ma che finisce col riguardare tutti e ciascuno in modo individuale.

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