Dietro ogni scemo c’è un villaggio,dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato – Spoon River tra Masters e De Andrè

Lo spettacolo

La voce profonda di Alessandro Cerea esegue le celebri canzoni scritte da De André nell’album “Non al denaro non all’amore né al cielo”. Quattro attori sono le anime erranti dei defunti che raccontano le proprie vite e le proprie morti con le parole di Edgar Lee Masters, autore della leggendaria Antologia di Spoon River. Attraverso le parole di Masters rivivremo episodi, momenti, emozioni delle vite di questi uomini e donne comuni, che, pur venendo da un tempo lontano, hanno in comune con noi molto più di quanto crediamo.

Hanno amato, sofferto, tradito, pensato, lavorato, mentito, hanno vissuto facendo del loro meglio queste anime, e ce lo raccontano con sincerità, portandoci per mano sulla collina che custodisce i loro corpi, e tutti i loro segreti.

Una  scenografia suggestiva in cui i piccoli fuochi di centinaia di candele illuminano foglie morte sospese (che citano il “Giardino” di Strehler) e si alternano agli oggetti di vita quotidiana delle anime della Collina. La voce e l’affascinante arrangiamento riportano alle performance dal vivo dello stesso De Andrè: un viaggio nella memoria degli esseri umani, dei loro vizi e delle loro virtù.

Note di regia

Dall’intervista di Fernanda Pivano a Fabrizio De Andrè:

“Spoon river l’ho letto da ragazzo, avrò avuto 18 anni. Mi era piaciuto, e non so perché mi fosse piaciuto, forse perché in questi personaggi ci trovavo qualcosa di me. Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni fa, e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente. Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte invece i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.”

Come l’Antologia di Spoon River da cui è tratto, l’album “Non al denaro, non all’amore né al cielo” si apre con La collina, una piccola panoramica di alcuni personaggi del camposanto.  Questi morti prolungano nell’oltretomba le loro domande, le loro ansie, le loro contraddizioni, anche le questioni irrisolte si protraggono dialetticamente in alcuni botta e risposta fra le vite intrecciate.

Amore -felice o infelice-, vita e morte sono i temi che dominano, e che, attraverso le parole di uomini e donne che hanno ricoperto in vita un ruolo che ne ha un poco influenzato il destino,ci conducono negli altri brani del disco.

Al suonatore Jones De André affida la conclusione del suo album: l’unico modo di dare senso a un’esistenza che per sua natura è precaria è quello di essere disponibile alla vita, a vederne la bellezza e a godere dei momenti di gioia. Solo in questo modo la vita è lieve e pura, come un ballo in campagna, come un ricordo di giovinezza o una melodia di violino. Il suonatore Jones è l’unico personaggio che viene chiamato per nome, è l’unico che afferma di aver vissuto una vita lunga e serena, senza nemmeno un rimpianto. Il musicista mostra di saper vedere meglio dell’ottico i messaggi reconditi della realtà; di saper guarire, più del medico, gli animi di chi lo ascolta regalando un sorriso; sa trovare, a differenza del matto, un proprio efficace linguaggio per esprimersi; gusta appieno la vita, come il malato di cuore non ha potuto fare e, cosa più importante, sceglie la libertà o, meglio, sceglie di vederla anche quando non è scritta. E il segno di un uomo che sceglie di vivere così resterà, anche quando la sua vita, e il suo violino, saranno spezzati.

 

di Edgar Lee Masters, Fabrizio De Andrè

Voce e tastiere: Alessandro Cerea, accompagnamento con chitarra

con: Sarah Collu, Serena Nardi, Leonardo Lempi, Andrea Benvenuto, Vittorio Bizzi

Regia: Serena Nardi

Compagnia Giorni Dispari Teatro

Produzione Red Carpet Teatro

 

 

Info: redcarpet@outlook.it

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