Cardenio – Vita e genio di Girolamo Cardano

Nel “De vita propria” Gerolamo Cardano, scrisse che «fu strappato dal grembo materno come morto» il 24 settembre 1501, ma «rinacque con un bagno di vino caldo». Se il buon giorno si vede dal mattino, non ci possiamo stupire del resto della giornata: figlio illegittimo, maltrattato dai genitori, a lungo impotente, ipocondriaco, masochista, misantropo, incline a incidenti, balbuziente, polemico, Cardano ebbe sempre una gran fiducia in quelli che oggi chiameremmo i suoi poteri paranormali. E per tutta la vita si sbilanciò in oroscopi di personaggi famosi, dai re ai papi. Ma, soprattutto, ebbe e descrisse quelli che noi classificheremmo come sintomi isterici e schizofrenici, e che lui riteneva invece segni prodigiosi: coincidenze significative, sogni premonitori, visioni ipnagogiche. Tutto ciò non esaurisce la complessità del personaggio, che fu anche uno dei grandi scienziati del suo tempo. Poiché gli piaceva giocare ai dadi e alle carte, ma perdeva sistematicamente, decise nel 1526 di dedicarsi alla teoria matematica dei giochi d’ azzardo, con maggior successo che nella pratica. Nel “De ludo aleae” enunciò due teoremi fondamentali di quello che oggi è il calcolo delle probabilità. Anzitutto, la regola per le probabilità congiunte, che nel caso di eventi indipendenti si ottiene moltiplicando le probabilità individuali. E poi, la legge dei grandi numeri: se si effettua un gran numero di tiri di dadi, e si divide la somma dei numeri usciti per il numero dei tiri, si ottiene il valore medio delle facce (tre e mezzo). In matematica il nome di Cardano è però legato soprattutto alla storia della soluzione dell’ equazione di terzo grado. Il trattato Sulla sottigliezza, un’ opera del 1550 che oggi definiremmo di divulgazione scientifica, fu uno dei grandi successi editoriali del Rinascimento. È il libro che Amleto tiene in mano all’ inizio del secondo atto, quando Polonio gli domanda cosa stia leggendo e lui risponde: “parole, parole, parole”.  (Piergiorgio Odifreddi)

 

Con Andrea Tibaldi e Sarah Collu

Regia  Serena Nardi

Testo Romeo Tofani

LO SPETTACOLO

Girolamo Cardano, matematico, medico, astrologo  e filosofo, fu una delle più affascinanti e poliedriche figura del Rinascimento italiano.   Noto soprattutto per i suoi contributi all’algebra, riconosciuto come il fondatore principale del calcolo delle probabilità, è anche parzialmente considerato come l’inventore della serratura e della sospensione cardanica. Ebbe una vita avventurosa e molto travagliata, di cui rimane testimonianza la sua autobiografia (il De vita propria), pubblicata postuma nel 1643. Inoltre ebbe spesso problemi di denaro e per cavarsela si dedicò ai giochi d’azzardo e al gioco degli scacchi.

Una tragedia perduta di Shakespeare era intitolata “Cardenio” e inoltre, nel suo celebre monologo di Essere o non essere di Amleto, sembra che Shakespeare stesse meditando su una simile frase contenuta nel Comforte, una traduzione del Liber Consolationis di Cardano.

Venne accusato di eresia nel 1570 per aver elaborato e pubblicato nel 1554 un oroscopo di gesù: fu arrestato, tenuto in carcere per parecchi mesi e costretto ad abiurare e ad abbandonare la cattedra occupata all’Università di Bologna. Nell’ultimo anno di vita tra il 1575 e il 1576 stese la sua autobiografia che, due secoli più tardi, sarà una delle opere fondamentali per la formazione di Goethe. Quest’ultimo suo lavoro ci racconta il paesaggio interiore di un uomo straordinariamente consapevole di sè e del mondo, come solo un uomo calato perfettamente nel Rinascimento e completamente assorbito dalla lezione dell’Umanesimo poteva essere.

Noi cerchiamo di raccontarlo attraverso le sue parole.

Lo spettacolo trae ispirazione dai suoi scritti e si allarga a sfiorare tutti i temi che Cardano tentò di esplorare nel corso della sua vita, in particolare il senso dell’esistenza e della sua missione sulla terra.