FRIDA K

FRIDA K - Sarah Collu (Frida Kahlo)

FRIDA K – Sarah Collu (Frida Kahlo)

FRIDA K – Sinossi

Una messa in scena che prende il via dai fatti biografici, così come Frida stessa li racconta nei numerosi scritti che ha lasciato, ma non vuole esserne un racconto. Gli episodi che segnarono l’esistenza di questa donna straordinaria sono la partitura su cui si costruisce una scena che squarcia la tela di nuvole dipinte per mostrarci la forza e la tenacia con cui Frida si aggrappava alla vita, che la morte le contendeva fin dall’adolescenza. Frida ci viene mostrata letteralmente appesa a una serie di nastri rosso sangue, da cui pendono, come tanti tarocchi che già hanno rivelato ciò che dovevano rivelare, dettagli di alcuni dipinti famosi.  Non vuole staccarsene, Frida, non vuole smettere di giocare a questo gioco – che per lei fu doloroso e difficile per gran parte del tempo – ,perché la vita le scorre dentro e da lei si riversa nella passione che traspare dalla pittura, dalle fotografie, ma anche dalle esperienze di cui ha sempre goduto appieno, senza risparmiarsi. Compagna di gioco sarà la morte, venuta a prenderla, questa volta senza possibilità di appello. In una danza di ricordi scambiati – a volte leggeri, spesso crudelmente dolorosi, ma sempre veri – Frida e la Morte si palleggeranno i racconti, le impressioni, le emozioni e i sentimenti, in un’atmosfera spesso grottesca e dissacrante, che tutto cerca, fuorchè il melodramma. Una sfida all’ultima carta, all’ultimo passo di danza, all’ultima pennellata, all’ultimo tentativo di vincere sulla fine incombente. Sullo sfondo un grande schermo bianco mostra , in un dialogo con la scena e con le attrici, immagini girate nella Casa Azul di città del Messico, rifugio di Frida, e nei luoghi e nei dettagli della natura della sua terra che tanto ritroviamo nei dipinti più noti. Quasi un’esposizione dei pensieri nascosti e dei ricordi di Frida, che esattamente come faceva nel suo dipingere, si mostra senza vergogna, senza risparmio, senza nulla trattenere.

Note di regia

Frida e la Morte.

Il testo e la messinscena partono da qui. Come titola  Artaud :  “Il teatro e il suo doppio”

Perché c’è un doppio continuo e inesorabile nella vita di Frida Khalo.

Frida e Frida

Frida e il Dolore

Frida e Diego

Frida e il Figlio mai nato

Frida e il Bianco

Frida e il Silenzio

Frida e la Morte.

Ma il rapporto con quest’ultima è stato e rimane tutt’ora, nel ricordo di ciò che lei è stata come donna e per ciò che ha rappresentato come artista,  il più costante, il più doloroso, il più vero. La morte l’ha accompagnata da quel famoso incidente di lei diciottenne fino all’ultimo respiro prima di partire, poco dopo aver scritto nel suo diario intimo “Aspetto con gioia la partenza. E spero di non tornare mai più”. Desiderio non assecondato del tutto, perché  se ne è andata la donna, vittima di inenarrabili dolori fisici e psicologici, mentre l’artista è rimasta, e rimane saldamente ancorata alla nostra vita. Aggrappata a noi. Per raccontarci il suo mondo di solitudine, immobilità, energia, colori esplosivi e desiderio di bianco, di ironia e sarcasmo, di lacrime tanto irrefrenabili quanto il suo riso beffardo.

“Ti rido in faccia, morte. E respiro. Respiro la vita che sono”

Lo spettacolo è un viaggio, solo un viaggio. Senza meta. Compagne di viaggio lei Frida, e la sua Morte. Insieme da quel dannato giorno dell’incidente, dove lei con uno sforzo sovrumano non ha ceduto l’ultimo respiro, l’ha tenuto per se’. E da morta che era ha ricominciato a vivere. Insieme per ogni figlio abortito da quel ventre così martoriato da essere ormai  incapace di generare una nuova vita. Insieme in ogni tentativo di suicidio andato a vuoto perché la vita era così forte da non volere lasciala andare, era così coraggiosa da sfidare la sua volontà titanica di scomparire per sempre.  Insieme ogni volta che ha desiderato morire per i continui tradimenti di Diego Rivera, l’uomo della sua vita e ancor più dei suoi sogni, sempre da lui infranti. E soprattutto distesa nel letto vicino a lei nelle interminabili ore di immobilità forzata dovuta alle infinite operazioni chirurgiche subite per tentare di risanare il suo corpo disfato. Dentro di lei quando la cancrena stava per invadere il suo corpo e si è mangiata quella gamba che poi le verrà amputata.

Frida e la Morte si sono abbracciate strette e mai più lasciate per l’ultima definitiva volta in un caldo giorno di luglio.

La biografia racconta che per l’estremo tentativo  di strapparla alla Vita, la Morte abbia escogitato l’espediente della polmonite. Ma qualcuno dice, da sempre, che la Morte abbia avuto la meglio sul suo cuore, sulla sua volontà e che alla fine abbia fatto in modo di essere volutamente scelta da lei, in un momento di sofferenza fisica e psichica divenuto insopportabile. Lo spettacolo racconta tutto questo. Attraverso il quasi esclusivo utilizzo delle pagine di diario, delle lettere e delle poesie di Frida.

Quando parla lei, questa volta non con i colori nè con le forme, si apre uno squarcio nel cuore di chi ascolta. Le sue parole ci strappano il cuore dal petto e lo espongono come un trofeo.

Esattamente come aveva fatto tante volte con il suo.

Serena Nardi

FRIDA K

Drammaturgia tratta dagli scritti di Frida Kahlo

Regia Serena Nardi

Con Sarah Collu e Serena Nardi

Coreografie Lara Guidetti

Regia e Montaggio Video Vittorio Bizzi

Musiche Originali Alessandro Cerea

Scene e Costumi Officine Red Carpet Teatro

Disegno Luci Stefano Capra

Produzione Red Carpet Teatro